Dal fucile alla matita a Forte Garda

Sabato 16 maggio  è stata inaugurata la mostra  

Nel corso della Prima guerra mondiale, milioni di soldati hanno sentito la necessità di documentare l’orrore e la vita quotidiana al fronte attraverso la scrittura e il disegno. La mostra Dal fucile alla matita, curata da Sara Visintainer e Andrea Casna, indaga questo aspetto poco conosciuto di questo conflitto, raccontando storie di uomini comuni che hanno trasformato matite e pennini in strumenti di memoria e testimonianza.

«La mostra – spiegano i curatori - nasce per provare a rispondere ad una domanda: come i soldati hanno raccontato la loro esperienza bellica attraverso il disegno? La Prima guerra mondiale ha lasciato in eredità alle future generazioni diari, lettere e memorie: materiale indubbiamente prezioso per comprendere l’esperienza del soldato in quegli anni che cambiarono il mondo. Spesso, però, ci si concentra sulla scrittura, “sull’esperienza scritta”, e non “sull’esperienza raffigurata”. I diari dei soldati, infatti, sono spesso accompagnati da disegni, anche elementari a cui non si presta molta attenzione, forse proprio per la loro semplicità. Dall’altra, poi, ci sono gli artisti “di professione”, come nel nostro caso Morando e Bucci, che negli anni precedenti al conflitto avevano aderito ai grandi movimenti culturali del primo Novecento, come per esempio il Futurismo. In questo caso il discorso è diverso perché, grazie alla qualità espressiva del segno, la guerra “disegnata” ha visto l’attenzione di chi ha studiato, e studia, la Grande Guerra. Il nostro obiettivo è quello quindi di dare spazio alla narrazione della Grande Guerra attraverso il disegno; anche quello elementare e semplice, perché spesso è in quei tratti a volte “infantili” che si riesce a comprendere cosa sia stata la Grande Guerra per milioni di uomini».

La mostra: un racconto attraverso i disegni

Curata da Sara Visintainer e Andrea Casna, in collaborazione con l’Associazione Forte delle Benne, la mostra presenta riproduzioni digitali dei disegni prodotti da soldati durante la Prima guerra mondiale. Attraverso le opere di cinque autori (due soldati italiani e tre trentini in divisa austroungarica) Dal fucile alla matita racconta storie di uomini che hanno affidato alla carta i drammi della guerra e la propria esperienza sul campo.

Le immagini ci portano nelle trincee del fronte orientale, sulle cime del Monte Piana nelle Dolomiti di Sesto tra veneto e Alto Adige, negli ospedali militari dell’Impero e nei campi di prigionia in Ungheria e Boemia, luoghi dove la sofferenza quotidiana conviveva con un bisogno profondo di espressione e di umanità. In questi scenari segnati dalla violenza, emergono anche storie di resistenza interiore, di sguardi capaci di cogliere bellezza e dignità anche nell’orrore della guerra.

Tra i collaboratori della mostra anche il MITAG di Rovereto e la Fondazione Museo Storico del Trentino che hanno contribuito fornendo materiali per l’esposizione.

Le sezioni della mostra: cinque voci dal fronte

La mostra presenta le opere di cinque autori, ciascuno con la propria storia e il proprio linguaggio visivo.

Il primo autore esposto è Fortunato Franchini, trentino in divisa austroungarica e autore di un memoriale illustrato di circa cento pagine, ricco di disegni che documentano battaglie e luoghi del fronte orientale e italiano.

Segue Domenico Valle, originario di Terragnolo, si arruolò nei Tiroler Kaiserjäger. Nei suoi disegni racconta il doloroso pellegrinaggio tra gli ospedali militari dell’Impero.

Il terzo autore coinvolto è Sisto Cicona, nato a Canal San Bovo, alterna nel suo diario preghiere, racconti di guerra e illustrazioni di scene di combattimento, fino all’esperienza della prigionia in Russia.

Tra i disegni esposti anche quelli dell’artista piemontese Pietro Morando, volontario nel 38° reggimento fanteria e autore di centinaia di disegni che scavano nella sofferenza dei soldati e dei prigionieri.

Chiude la rassegna l’artista marchigiano Anselmo Bucci, volontario nel Battaglione Lombardo Ciclisti e Automobilisti, che con la tecnica della puntasecca ha immortalato la vita al fronte in una cinquantina di tavole.

Dal fucile alla matita è un’occasione per riscoprire una forma di testimonianza ancora poco valorizzata: quella dei soldati che, imbracciando una matita, hanno restituito alla storia il volto umano della Grande Guerra. In un tempo in cui i conflitti sono ancora presenti, questa mostra invita a riconoscere nel disegno e nella parola una forma di resistenza e di speranza.

Una mostra per riflettere sulla pace

Secondo il direttore del MAG Matteo Rapanà «Attraverso il segno di una matita, questa mostra restituisce voce a chi ha vissuto la guerra in prima persona, ricordandoci come anche nei momenti più drammatici l’essere umano sente il bisogno di raccontare, lasciare traccia, affermare la propria umanità. Attraverso i disegni, spesso semplici ma profondamente autentici, emergono le paure, le speranze e la quotidianità di uomini travolti dalla guerra. Valorizzare queste testimonianze significa non solo custodire la memoria del passato, ma anche offrire strumenti di riflessione sul presente, in un tempo in cui i conflitti continuano a interrogare le nostre coscienze».

Dello stesso avviso anche Ruggero Morandi, vicepresidente del Museo Alto Garda: «Promuovere una mostra come Dal fucile alla matita significa creare uno spazio di dialogo tra passato e presente. Le immagini e i racconti dei soldati della Grande Guerra ci mostrano quanto sia fragile la pace e quanto sia necessario continuare a costruire una cultura della memoria, della consapevolezza e della responsabilità collettiva. La cultura ha questo compito fondamentale: aiutarci a pensare oltre il conflitto e a riconoscere il valore dell’umanità anche nei tempi più difficili».
Presenti all'inaugurazione anche il sindaco Alessio Zanoni e l'assessora alla cultura Stefania Pellegrini: «“Dal fucile alla matita” ci conduce al di là dell’evento storico che ha mutato gli equilibri politici ed economici del mondo e ne rivive la dimensione umana - è intervenuta Pellegrini -  Sono immagini che vanno oltre le parole, che scavano nel dolore e restituiscono dignità all’individuo. Guardare queste immagini significa ascoltare l’altra parte della storia, quella che non celebra ma che racconta, che non giustifica ma che interroga.
Oggi, a più di un secolo di distanza, in un mondo dove il suono dei conflitti non si è mai spento, i racconti su carta dei soldati appaiono purtroppo ancora dolorosamente attuali e ci ricordano come dietro ogni guerra ci siano volti e vite sospese».

MAG Museo Alto Garda

19/05/2026