Romina Zanon | Ananthèō

Progetto fotografico in quattro capitoli (2018-2025)

Mostra

Ananthèō

Mostra a cura di Fiorenzo Degasperi

Trento, Spazio Atelier, Via Belenzani 51

L’occhio della fotografa si posa su un mondo velato, un’esistenza che si dissolve ai margini della percezione. Le fotografie sono in bianco e nero, non per scelta estetica, ma per necessità di racconto. La natura, una volta rigogliosa e definita, si perde in macchie indistinte, forme fantasma di alberi e orizzonti. La neve, poi, non è un manto cristallino, ma un’unica, sterminata sfumatura di grigio, un silenzio visivo che avvolge ogni cosa. Soltanto qualche orma segna il passaggio effimero dell’umano. E lo sguardo fuori dalla finestra? È la proiezione stessa dell’anima, un velo di malinconia che offusca la realtà, trasformando il familiare in etereo, l’esistente in appena accennato. Tutto è sfocato, un grumo di memorie e attese che non riescono a prendere forma.

Eppure, in ogni singola opera, lì, dove il caos cromatico e la confusione visiva sembrano regnare sovrani, c’è un’increspatura, una linea di fuga. Un varco: Ananthèō, ovvero “rifiorire”. È un’apertura quasi impercettibile, a volte un piccolo riquadro, altre un sottile orizzonte che si manifesta. E in quell’esatto punto, il mondo si rifà nitido. Le foglie dell’albero assumono contorni precisi, un singolo fiocco di neve si rivela in tutta la sua perfezione geometrica, il profilo di una montagna lontana si staglia con inequivocabile chiarezza. Quella nitidezza non è solo un dettaglio tecnico, è un respiro, una promessa.

È la speranza che si fa strada attraverso l’indistinto, una luce che taglia le ombre del non-detto e del non-visto. È la vita nuova che irrompe, non come un’esplosione fragorosa, ma come un’alba delicata che dissolve la nebbia. Dal grigio indistinto dell’anima che si sente smarrita, emerge la certezza del distinto, la promessa che dopo ogni nebbia, dopo ogni finestra appannata, c’è sempre un punto in cui la realtà si ricompone, più vivida e piena di senso. Un invito a spostare lo sguardo, a cercare quel varco, a credere che la chiarezza attende, sempre, al di là della sfocatura.

Queste opere non sono semplici registrazioni del reale, né mera cronaca: sono la dimostrazione che la fotografia è un mezzo intrinsecamente non oggettivo, che rinuncia alla pretesa di documentare per farsi veicolo di introspezione. La messa a fuoco alterata, il fuori fuoco, non è un difetto tecnico, ma una scelta emotiva: un momento di riflessione soggettiva sulla propria vita e sul mondo, una meditazione visiva sui grandi e labili confini – quello tra la vita e la morte, tra l’essere e l’ombra. Il bianco e nero sfocato diventa così la lente attraverso cui l’anima interpreta il proprio caos interiore.

Romina Zanon

Nata a Cles nel 1988 si laurea a pieni voti in Scienze dei Beni Culturali presso l’Università di Trento e con lode in Scienze dello Spettacolo e Produzioni Multimediali presso l’Università di Padova. Nel corso degli anni perfeziona la propria formazione partecipando a masterclass con Franco Piavoli, Fabio Moscatelli, Ikonemi, Blutch, Lorenzo Mattotti, Sarah Meister, Susanna Nicchiarelli, Costanza Quatriglio e Laura Bispuri.
I suoi progetti artistici hanno ottenuto vari riconoscimenti in ambito nazionale e innumerevoli sono le sue presenze a mostre personali e collettive.